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Centottani ha il piacere di invitarvi

« E sopra il monte scese rilucente
l'astro di fiamma nella notte chiara
di un immortale tremito di stelle.
Quando tra i cerri e i frassini del monte
la solitaria porpora del sole
tinse le rocce pendule dell'antro,
s'effuse un inno di commosso amore
che lungo i freschi rivolti correnti
discese a valle, dilagò da monte
a monte, diventò battito insonne
da mare a mare: sul dolore umano
ora la dolce Vergine Maria
nella quiete del profondo speco
le bianchi mani alla preghiera giunge
soavemente: e l'odono i mortali,
curvi nell'ombra della fosca sera »

(Luigi Cunsolo, La Leggenda di Monte Stella)

Attorno alla Madonna di Monte Stella secondo Edoardo Pisani, giornalista di Pazzano, si narra una leggenda. Si racconta che la nave nella quale era imbarcata la statua della Madonna, inspiegabilmente si fermò a Monasterace. Da essa partì una luce rivolta verso la grotta di Monte Stella.

Dei pastori videro lo strano fenomeno, e la stessa Madonna che sopra un vitello si dirigeva verso la grotta. Quando arrivò, iniziò a sgorgare acqua dalla grotta, e vennero portate due giare per raccoglierla. Esse, però miracolosamente non si riempivano mai. All'acqua, come alla Madonna, furono attribuiti poteri taumaturgici.

Le Serre Calabresi, natura e storia

Le Serre calabresi iniziano subito dopo aver superato l'istmo di Marcellinara, il punto più stretto d'Italia, dove solo 35 chilometri dividono il mar Ionio dal mar Tirreno, comprese quindi tra la Sila a nord e l'Aspromonte a sud. Fino al secolo scorso le Serre erano ricoperte da una foresta così fitta e impenetrabile che un viaggiatore inglese, percorrendo nel 1828 questi luoghi, scrisse che "... vi era qualcosa di tanto selvaggio e di tanto tenebroso in quelle montagne, dai boschi fitti ed oscuri, da soggiogare la mente ...". L'area delle Serre Calabresi ricade nel Parco Regionale delle Serre, istituito con legge regionale n.48 del 1990.

Il paese, in cui si situa il Santuario “Santa Maria delle Grazie” è Torre di Ruggiero, un paese, che dal punto di vista storico, culturale, paesaggistico, spirituale, architettonico, è denso di valenza : umana, religiosa, artistica .
E’ localizzato sulle basse falde del monte Cucco (alt. 958m) nel terzo medio della valle dell’ Ancinale, a sud di Soverato e Chiaravalle, a nord di Serra S. Bruno.
Torre si trova tra il golfo di Squillace, dove l’altopiano delle Serre, va verso Soverato, Satriano e Davoli ,fino al mare Ionio. Nel corso dei secoli Torre di Ruggiero ebbe una storia gloriosa come si può rilevare dai ruderi esistenti di due ( forse anche tre) monasteri, uno dei Basiliani, dedicato a San Basilio Scamardi’, e l’altro degli Agostiniani che stanno ad attestare anche il fervore religioso di questa popolazione. Con la conquista del territorio Calabrese da parte dei Normanni gli storici evidenziano, in particolar modo, la figura del gran Conte Ruggero che, “pronto di parola, saggio nel consiglio, lungimirante nel trattare gli affari…meritò ogni credito …” soprattutto dal territorio del monte Niciforo e da Squillace (CZ) sino a Reggio. Il Conte Ruggero si distinse per uno spirito di tolleranza religiosa tanto straordinario per quell’epoca. Per una grande benevolenza e fede cristiana fece costruire nel 1071 un “ oratorium”, luogo di preghiera “ Sub Invocatione Sancte Mariae Gratiarum”. Questo “ Oratorium” venne affidato al monaco Basilio Scamardì nominato archimandrita. I monaci Basiliani, facendo la loro passeggiata, si recavano in questa piccola loro “dacia” per recitare il rosario…

Torre di Ruggiero

Alla fine del secolo scorso Padre Giuseppe in qualità di Guardiano del convento si pose un obbiettivo principale: la formazione di un museo etno-demografico, che rappresentasse, da una parte, la bellezza della fede, espressa nella pietà popolare, nell’arte e nella storia documentale; e, dall’altra, la civiltà contadina e artigiana. Ambedue non articolate in modo autonomo, ma in perfetta interazione unitaria. Come se fosse un solo corpo strutturale, il cui valore occorreva riscoprirlo e riproporlo alla sensibilità universale della cittadinanza chiaravallese e del comprensorio, seminando nuovi imput di appropriazione e di promozione. E ciò per la semplice ragione che tutto ciò raccontava la storia dei noi padri e, nel contempo, ne rivelava l’espressione del patrimonio socio-culturale e religioso della nostra Terra.

Museo dei mestieri Chiaravalle Centrale

E non poteva mancare il mare!

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